Breve storia della Villa Ammiraglio Giulio de’ Medici – secolo XVI

La Villa Medicea di Arena Pisana è la dimora più vicina al mare costruita ed abitata da membri della famiglia dei Medici di Firenze, il cui indiscusso potere era stato capace, tra metà quattrocento e metà cinquecento, di unire con armonia la notevole azione politica alle espressioni più elevate della cultura del proprio tempo.

La struttura generale della residenza rispecchia quel particolare tipo di villa medicea a pianta rettangolare con doppio corpo di fabbrica, salone centrale affiancato da due rampe di scale parallele e 4 appartamenti per lato. Oltre che per l'impianto, la Villa è interessante per la particolarità del prospetto principale improntato a soddisfare un'esigenza di rappresentanza. La facciata anteriore è infatti caratterizzata dall'infittirsi del numero di finestre corrispondenti alle aperture degli ambienti del fronte e dalla totale mancanza di inferriate come invece si può notare in quasi tutte le ville medicee.

facciata

Le finestre del primo piano sono incorniciate in modo alquanto semplice, mentre quelle del piano terra sono a edicola, con doppia cornice verticale, appoggiate su mensole allungate fino a riquadrare le aperture del seminterrato.

Lo sviluppo in verticale delle lunghe aperture bilancia gli elementi orizzontali (davanzali e basi dei timpani) creando  effetti prospettici indubbiamente spettacolari.

Forse proprio la bella facciata potrebbe far risalire la Villa all'opera di Bernardo Buontalenti architetto e ingegnere ma soprattutto scenografo, accolto giovanissimo nella casa dei Medici dei quali la sua fervida fantasia e la grande competenza fu costantemente al servizio; potrebbe essere intervenuto nel disegno della villa anche Pietro Francavilla, scultore e artista proveniente dalla Francia e residente a Pisa per molti anni

Sul magnifico portale  spicca il grande stemma in marmo bianco dei Medici con la croce rossa dei Cavalieri di Santo Stefano; lo stemma sembra realizzato proprio dal Francavilla che decorò Pisa di molti ed importanti stemmi.

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“ Volpe e Lione” nel vero senso machiavellico, Cosimo I°, prima Duca (come il suo predecessore Alessandro) e poi primo Granduca di Toscana, perseguì una politica organica e di ampio respiro, volta a creare un nuovo polo economico e demografico nella parte nord - occidentale dello Stato, trovando alimento nella più ampia prospettiva di sviluppo commerciale di Pisa e Livorno. Ma la lungimiranza del grande Cosimo I si mostrò anche nei confronti del nipote Giulio dei Medici, primo figlio (naturale) di Alessandro che a sua volta tradiva nei lineamenti le origini illegittime del tradimento del padre Lorenzo Duca di Urbino con una schiava negra.

Alessandro, divenuto duca di Firenze, fu ucciso, la notte dell’Epifania del 1537, dal cugino Lorenzino, che, (fatto presumibile ma non accertato)probabilmente intendeva in tal modo interrompere la potente progenie di Lorenzo il Magnifico.

Alla morte di Alessandro la matrigna Margherita figlia illegittima (nata in Olanda) dell’Imperatore (del Sacro Romano Impero) Carlo V, da questo data in sposa, fanciulla di 13 anni, al Duca Alessandro mostrò, come del resto fece anche il nuovo Duca Cosimo, una grande attenzione per il figliastro Giulio che fu trasferito a Massa (dove era nato nel 1532) per tutta la giovinezza. Al compimento della maggiore età il lontano cugino Cosimo I° (che era figlio di Giovanni delle Bande Nere), ormai saldamente al potere in tutta la Toscana, accettò la ricomparsa del nipote e ne fece suo ambasciatore inviandolo a controllare varie parti della Toscana.

Cosimo I, uomo di larghe vedute e grande competenza, valutando che la Toscana medicea aveva un fronte a mare di grandi dimensioni, andando da Pescia fiorentina (al confine sud col Papato) a Bocca di Magra (al confine nord con la Repubblica di Genova), e considerando che tale costa era soggetta ad incursioni dal mare di corsari di varie estrazioni mentre il Ducato non aveva alcuna nave, si mise al lavoro per costruire una vera e propria flotta con cui dominare il mare toscano, oggi denominato Tirreno.

giulio

Per dare alla flotta in fase di gestazione spirito forte e capacità di resistenza, ideò l'Ordine (di Marina Militare) dei Cavalieri di Santo Stefano che venne istituito il 15 marzo 1561, con lo scopo, non solo di difendere le coste toscane dalle incursione dei pirati saraceni ma anche per diventare elemento, caro al Papato, che operasse a favore della più ampia difesa della cristianità europea contro l'espansionismo ottomano-islamico nel Mediterraneo.

Cosimo I individuò in Giulio l’uomo giusto e di assoluta sua fiducia nominadolo Primo Cavaliere dell’Ordine di Santo Stefano, quindi Primo Ammiraglio della Flotta Medicea e Primo Ammiraglio della Flotta della “Religione”, cioè della Flotta Stefaniana.

Non è casuale quindi la scelta di Giulio dei Medici di costruire un "palazzo da Signore" sull’ isola denominata non a caso Arena Pisana, chiusa a Nord dal ramo principale del fiume Serchio e a Sud da un ramo secondario denominato, ancora oggi che non c’è più, Fiumaccio, ove esisteva quello che dai locali era denominato Porto della Villa; la Villa fu costruita, in parte sopra ad un precedente immobile, nella seconda metà degli anni ’60 del 1500.

Dopo decenni di abbandono, la Villa Medicea Ammiraglio è stata restituita all'antico splendore  attraverso interventi di risanamento conservativo realizzati dagli attuali proprietari con la supervisione della Soprintendenza alle Belle Arti di Pisa.

Breve storia del proprietario

Era l’anno 1974, cercavamo casa per noi e per i nostri 3 figli (poi diventati 4), non lontano dal luogo del mio lavoro (principalmente Pisa) e in un’area tranquilla ove non fosse lontano il mare ma ci fosse una campagna fertile e gradevole. Cercavamo un casa colonica con ampio giardino.

Dopo mesi di visite, valutazioni e proposte, il mediatore Gino, un giorno particolarmente afoso di agosto, mi disse: “ingegnere, non si arrabbi, la porto a visitare una cosa (disse proprio cosa, non casa) strana, ma, se non le piace, non si arrabbi con me, abbiamo visto che le scelte sono poche e molto costose”.

Prendemmo una via di campagna, sterrata e polverosa, oggi, asfaltata, si chiama Via Cavour, ma allora si chiamava via di Crocetta, passammo davanti ad un bosco fittissimo, pieno di rovi e di more, dalla strada non si vedeva nulla, aggirammo alcune casupole nei campi, superammo un muretto e delle reti che circondavano un allevamento di cani da caccia setter scozzesi (Gordon, bellissimi e intelligenti), arrivammo a fianco di un’enorme costruzione malmessa, circondata da rovi e da legnami abbandonati, e, finalmente, sbucammo davanti alla facciata della Villa.

StemmaGiulioFui folgorato ed insieme schiacciato dalla facciata: straordinaria, meravigliosa, di una bellezza folgorante nonostante l’evidente abbandono, una grande signora sofisticata ed elegante, ma non in ordine senza peraltro perdere la sua evidente bellezza e maestà.

Non passò neppure un minuto fra la vista e la mia decisione che, se fosse stata condivisa da Silvana, era di comprarla, subito, immediatamente, prima che cadesse in mano di qualche fanatico o opportunista.

La sera andai da Silvana in Lunigiana dove, incinta, passava l’estate nella casa avita e se ne stava al fresco: la mattina dopo ritrovai la via di Crocetta, guardammo la Villa, chiedemmo al custode (quello dei cani) di entrare, ci diede la chiave ma non volle accompagnarci per paura di fantasmi o di qualcos’altro.

Cercammo il mediatore Gino, la decisione era presa, il padrone venditore ci volle subito bene, eravamo molto giovani e ci fece uno sconto per simpatia, senza che gli avessimo chiesto niente.

La casa era nostra, e lo è ancora, c’è nato il quarto figlio, ci abbiamo costruito il primo (penso io, ma ne sono sicuro) personal computer della storia, allora non si chiamavano ancora così.

La ristrutturammo con affetto, dopo averne segnalato l’esistenza alla Soprintendenza di Pisa.
Facemmo richiesta di vincolo delle Belle Arti, il soprintendente ci visitò di soppiatto dopo oltre 2 anni e mi dichiarò: non verrò più, la Villa è in buone mani; era il nostro affetto, la nostra passione, la sua straordinaria bellezza, la sua unicità nella provincia pisana, ci abbiamo passato tempi meravigliosi, mettendo a posto tutto, Silvana l’interno io l’esterno e il parco-giardino.

Siamo orgogliosi della nostra opera, la Villa è ritornata ad essere molto simile a quello che doveva essere quando fu costruita.